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Efficienza ed energia

Brevetti, gli inventori sono sempre più green

Incontriamo Jessika Trancik del Mit di Boston, coautrice di uno studio sulle patenti per le tecnologie che sfruttano sole e vento

Brevetti, gli inventori sono sempre più green

I Leonardo del 21esimo secolo pensano soprattutto all’ambiente. Secondo il Massachusetts Institute of Technology negli ultimi anni sono aumentati in tutto il mondo i brevetti per tecnologie per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista PlotONE: le idee green registrate nel quinquennio 2004-2009 sono cresciute del 13% per il solare e addirittura del 19% per quanto riguarda l’eolico, cifre in linea se non addirittura superiori a quelle dei settori notoriamente più innovativi come la comunicazione digitale. Secondo l’Organizzazione mondiale per la Proprietà intellettuale tra il 2001 e il 2005 il tasso di crescita era stato del 4,6%. Una vera impennata, dunque, che noi di Energie Sensibili abbiamo voluto approfondire insieme a Jessika Trancik, professoressa di Sistemi ingegneristici al Mit di Boston e coautrice dello studio insieme a Luís M. A. Bettencourt e Jasleen Kaur.

 

Professoressa Trancik, oltre alla Cina quali sono i Paesi che registrano più brevetti nel settore delle energie pulite?

Se facciamo riferimento al totale dei brevetti in rinnovabili dal 1970, i più attivi sono Giappone, Stati Uniti e Cina in quest’ordine anche se Pechino ha messo il piede sull’acceleratore e negli ultimi anni ha superato tutti per numero di patenti relativi alle tecnologie verdi. In Europa i leader sono Francia, Germania e Gran Bretagna.

 

Dalla vostra ricerca è emerso un calo negli anni degli investimenti in Ricerca e sviluppo, a cui però è corrisposto un aumento del numero dei brevetti. Come lo spiega?

I risultati dello studio hanno dimostrato che i trend di crescita o decrescita dei brevetti sono collegati sia al finanziamento pubblico della ricerca che alla crescita del mercato di riferimento. Possiamo dire che entrambe le forme d’investimento funzionano bene nella spinta delle attività di innovazione. Infine abbiamo notato che il mercato delle rinnovabili è stato in molti casi sostenuto da politiche pubbliche.

 

Rimanendo in tema di finanziatori pubblici e private, quali sono i più attivi?

In generale lo studio ha confermato che all’inizio il mercato privato difficilmente può sostenere lo sviluppo di una tecnologia: in questa fase gli investimenti pubblici in R&D sono fondamentali. Questo è stato esattamente il caso del solare, dell’eolico e in generale delle tecnologie per l’energia negli ultimi decenni. Con il tempo il mercato – che può essere orientato anche da politiche pubbliche – diventa sempre più importante nel finanziare la ricerca, determinandone il successo o l’insuccesso commerciale. Nella nostra prossima ricerca analizzeremo i dati di ben 73 mila brevetti al fine di definire le caratteristiche degli inventori e degli investitori.

 

Può dirci qualcosa di più sul mercato europeo?

In Europa la maggior parte dei brevetti riguarda le tecnologie relative allo sfruttamento di fonti rinnovabili, sole e vento in prima linea. In totale in Europa nel 2009 sono stati registrati 702 brevetti legati a innovazioni per la produzione di energia dal sole e dal vento. Nel settore dei fossili, invece, non abbiamo riscontrato questo trend di crescita. 

 

@fenicediboston