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Efficienza energetica: motore di sviluppo economico, degli investimenti e dell'occupazione

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Dal 29 Gennaio 2015 al 01 Febbraio 2015

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storie sensibili

Efficienza energetica

 

La rivoluzione energetica è in atto, ormai da tempo. Come trasformarla in un’opportunità per le imprese? È una delle domande affrontate all’ultimo Forum di QualEnergia – a cui ho partecipato tra i relatori del panel su efficienza energetica e aziende – ed è sicuramente il tema più caldo che ci troveremo ad affrontare nel prossimo futuro.

Anche Sorgenia, che prima di essere un fornitore di energia è essa stessa impresa, si è trovata ad affrontare questa evoluzione e lo ha fatto con un programma di revisione delle proprie strategie commerciali. Abbiamo voluto invertire i paradigmi: anziché proporre le nostre offerte in una logica top-down abbiamo scelto di ripartire dalla base, ascoltare i consumatori e poi definire l’offerta commerciale.

#ForumQE, Dell’Orco: “Il consumatore ha bisogni concreti e vuole risposte concrete. @sorgenia si è impegnata ad ascoltare le imprese.”

— Energie Sensibili (@EnergieSensibil) 26 Novembre 2014

Abbiamo trovato conferma del fatto che i nostri clienti hanno bisogni molto concreti, rispetto ai quali si aspettano risposte altrettanto concrete. Si aspettano soprattutto di risparmiare sui costi dell’energia e noi proprio su questo fronte ci stiamo impegnando di più. Abbiamo lavorato sull’offerta commerciale mettendo a punto una nuova gamma di proposte più flessibili per i diversi clienti, perché ognuno consuma l’energia in modo diverso e può risparmiare con accortezze diverse.

Sono infatti convinto che solo dopo aver trovato l’offerta più aderente alle proprie esigenze si può agire sui consumi, sul fronte dell’efficienza. Bisogna convincere gli imprenditori a investire o, meglio, a distogliere risorse da altre voci di spesa per finanziare lavori di efficientamento energetico. Ciò non è sempre facile, perché spesso ci sono barriere culturali ed economiche che portano generalmente a preferire interventi minori e con tempi di payback più brevi anziché veri e propri interventi strutturali. Anche la bolletta, così come è costruita oggi, non aiuta a dimostrare i benefici legati alla riduzione dei consumi: solo un terzo di quello che le aziende pagano in bolletta è strettamente legato ai costi di produzione dell’energia, mentre la quota maggiore è costituita da altri costi fissi e variabili su cui l’efficienza può incidere ma in misura minore.

In questo contesto può cambiare anche il ruolo delle utility. Le aziende fornitrici di energia, cioè, oggi possono scegliere di limitarsi alla propria attività core di sola vendita oppure fare un passo in avanti e offrire altri servizi correlati. Tutte le società di vendita, ad esempio, già processano mensilmente numerosissimi dati di consumo dei propri clienti: possiamo utilizzarli per aiutare le imprese a comprendere quali sono i rispettivi profili di consumo, individuando ad esempio gli scostamenti in meglio o in peggio rispetto ad un cluster di clienti simili, proporre audit per individuare eventuali sprechi, suggerire lavori di efficientamento e assistere le aziende nella loro realizzazione. Fino a offrire un total service ovvero l’intera presa in carico degli impianti di produzione di energia a fronte del pagamento di un prezzo a kWh elettrico o termico consumato, sgravando così l’impresa cliente dagli oneri gestionali connessi.

In questo senso ritengo che le utility, grazie al loro posizionamento di mercato ed alla relazione diretta con i consumatori di energia, possano agire da traino per la diffusione sul mercato di soluzioni per l’efficienza energetica collaborando sinergicamente con i partner tecnologici dell’intera filiera industriale italiana: dagli energy auditor ai vendor di prodotti fino ai system integrator in grado di offrire soluzioni complesse in logica chiavi in mano.

02 December 2014

Utility ed efficienza energetica: l’offerta di concrete opportunità di risparmio alle imprese italiane

Persone

 
economia digitale

Ho partecipato al Top Management Forum 2014 come opinion leader nel panel dedicato all’economia digitale e all’impatto delle nuove tecnologie nel lavoro dei manager di livello senior. Un’intera giornata di lavoro – giovedì 20 novembre, al Grand Hotel Villa Torretta di Milano – suddivisa in due momenti: una grande conferenza al mattino, dedicata ai trend di mercato, e una sessione di confronto il pomeriggio.

Ho apprezzato soprattutto questa seconda parte, dal titolo “Digital business: come cavalcare la rivoluzione digitale”, in cui relatori di alto livello hanno raccontato come è cambiato il modo di fare business nel loro settore e come stanno lavorando per integrare gli strumenti digitali in ottica strategica. È emerso infatti come tutte le aziende, anche le più grandi, abbiano oggi la necessità di comprendere i rischi e le opportunità che il digitale offre e ciò va fatto attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro con skill dedicate.

Penso al progetto di Amplifon, presentato dal Chief Innovation & Development Officer Alberto Baroli. Un investimento di 6 milioni di dollari e un lavoro che ha coinvolto 1.300 punti vendita con l’obiettivo di raccogliere dati e acquisire nuovi clienti attraverso una campagna online. In questo caso il web è stato utilizzato non tanto a scopi pubblicitari, per promuovere brand awareness, ma proprio per agganciare il pubblico e aumentare il bacino di clienti.

Ogni settore, poi, ha le sue regole. Il business case presentato da Lucia Fracassi, Direttore Generale di Deborah Group, ha posto l’accento su un altro tema: quello dei cosiddetti “influencer”. Il settore cosmetico, specie per un’azienda che non vende direttamente al cliente finale ma agli intermediari (le profumerie, ad esempio), è fortemente influenzato dalla presenza di blogger che sono in grado di indirizzare le opinioni dei consumatori. È con loro, quindi, che il top management deve interagire quando si parla di strategie digitali perché sono loro che in un certo senso guidano il comportamento dei consumatori.

Insomma la rivoluzione digitale, per tornare al titolo del panel, coinvolge ormai tanti ambiti aziendali: non più solo l’IT e il commerciale ma anche lo sviluppo prodotti. Allo stesso modo è una rivoluzione trasversale per quanto riguarda gli strumenti di comunicazione che utilizza: Internet deve integrarsi con gli altri mezzi, penso all’offline, alla televisione. È questo, ad esempio, il lavoro che stiamo facendo in Sorgenia: sperimentare strategie più mirate, ad esempio di web advertising, in cui il digitale si integri con il media mix (radio e tv).

di Andrea Casalgrandi, Direttore Market Development

25 November 2014

Integrare il web nel media mix: l’idea di Sorgenia per cavalcare la rivoluzione digitale